Resistere alla noia

L’abitudine è il sonno tiepido e insonorizzato gentilmente offerto dallo Xanax. Schivare il suo richiamo per azzardare il risveglio delle realtà significa andare incontro, a braccia aperte, all’oscurità. Cosa nasconde questa?

Un coacervo di emozioni, o il vuoto pneumatico spinto?

Attraversare l’inconosciuto implica accettare l’idea della morte, ma senza cedere alla tentazione di lambiccarsi con la sua fantasia. Un’equazione di cui ignoro svolgimento e soluzione.

Cercando l’illuminazione nelle canzoni di Clementi e Sinigallia

Voi che conoscete tutte le risposte, perfino quelle relative a domande ignote ai diretti interessati, vi siete guadagnati per intero la mia ammirazione. Coerentemente con la confusione che mi caratterizza, però, scolora spesso in invidia mista a impotenza da incomprensione.

Vivere in un costante processo di osservazione di sé stessa, stile bestia allo zoo, equivale alla condanna a produrre infiniti cerchi concentrici. Realtà e insinuazione della stessa diventano un groviglio inestricabile.

Leggere la felicità negli occhi spiritati della foto di qualche ora fa, mentre adesso lo sguardo è reso vuoto dal terrore. Odiare ciò che non si riesce a controllare, compresa l’indecifrabile volubilità delle cose.

Ma perfino nel vortice, le bollette ti vengono a cercare. A fare loro da spalla, il tubetto di dentifricio ormai vuoto, e la pila di panni da lavare. Del tutto simile alla mole di problemi che ti aspettano in camera.

La salvezza in un pugno in faccia

Ho bisogno di giallo, di fragrante normalità, di caffè decaffeinato. Di trangugiare paradossi, dopo averli sminuzzati a sufficienza. E di passioni che asciughino il tempo lasciandomi addosso l’abbronzatura della felicità.

Accettare di essere sbagliata. O forse solo di non essere giusta in modo nazionalpopolare.

Se il senso di una vita dipende da quanto la pettinano i filtri di Instagram, cosa resta da sperare, agli sguardi acerbi e scheggiati? È prevista una qualche forma di riscatto per i capelli folti e crespi, fuori dal limbo che li bandisce sia dalla serenità glaciale delle anime lisce, che dall’appariscente ammirazione dei tondi ricci?

La paura mista alla voglia di non arrendersi a essa ha un odore. Ed è racchiuso in queste note.

Niente indagini per gli svampiti

Io e le mie ingenuità.

Uno di quei rapporti fatali perché simbiotici.

Vorrei riuscire a dirti che dopo due mesi il senso dei tuoi rimbrotti mi è stato, improvvisamente, chiaro. Però non farebbe troppa differenza. Mi conosco, e so che la mia speranza segreta sarebbe accelerare la cicatrizzazione delle illusioni e trovarmi, senza fatica alcuna, nuova. Qualcosa che somiglierebbe a un regalo frutto di affetto, più che di un merito effettivo.

Mi hai ricordato, senza troppi complimenti, che non ho più l’età in cui è ammesso nascondersi dentro le insicurezze, come maglioni sformati.

L’unico vero modo per far tesoro della bruciante lezione è ingoiare la solitudine, imbrigliare l’angoscia e affrontare il mondo di fuori accettando l’eventualità che non rinunci alla sua ostilità. Mai più.

(Ieri è morto David Bowie. Un pezzo di te invecchia di colpo, quando se ne va un artista che aveva fotografato uno spicchio del tuo immaginario)

BOWIE REED

This is the sea

La morte perfetta è quella che arriva dopo un concerto di Paolo Benvegnù, e in un certo senso l’ho già avuta.
Passato remoto mi ha tatuato un’amarezza che non si può smacchiare. Meglio coprirla con una sciarpa che me la tolga dagli occhi.

La musica che non mi insegnerai devo scoprirla da sola. Bestemmiare i luoghi che mi hanno reso questa città un po’ meno arcigna . Sostituirli con nuovi scenari più sotterranei. Vedi che Emidio Clementi ha sempre una fetta di colpa in questa faccenda?

Essere ricordata come la ragazza del Gabinetto del dottor Caligari comincia a non bastarmi. Sarà che mi sono cresciute le tette e le pretese, e i reggiseni che un tempo mi piacevano tanto oggi mi stanno stretti.

Mi comprerò un vestito nuovo, anzi ce n’è già uno che fa al caso mio, nell’armadio. A pensarci bene sono addirittura tre. Devo solo lasciarli fare il loro lavoro.

Siberia non è solo un disco dei Diaframma

Il vuoto di certi momenti può essere disturbante quanto l’immagine di me riflessa dallo specchio dopo aver sbagliato parrucchiere. Sicura che evitare di farci i conti impedisca alla ferita di bruciare?

La soluzione alla mia fame è la creta che ho nelle mani. Peccato che non abbia ancora deciso che forma darle.

Mi hai iniettato il gelo nel midollo osseo. Se fossi nei tuoi pazienti non sarei così certa che usi la tua abilità con le siringhe a fin di bene, dottor Morte.