Rigoglio di ortica

La stagione più indicibile dei miei primi 280 anni.

 

Sembra che tutto congiuri per denudarmi finanche dei piaceri più infinitesimi e miei.

 

Non ci sono parole né fantasie di percorso. Disarmata di ogni cosa, unghia comprese.

 

Solo l’impertinenza resta, come lava che solidificandosi diventa sempre più intangibile.

 

Ho sempre difettato di autorità e sempre l’ho fuggita. Non sapevo quanto cocente sarebbe stata la mia resa. Inevitabile e demoniaca al tempo stesso.

 

Tocca diventare morsa e polso ferreo di me stessa. Punirmi ed espiare il castigo.

 

Banditi tutti i giochi. Rimane la mente e ciò che riesci a fare in condizioni di prigionia.

 

Una casa immersa nel nulla, a respirare intemperie e macinare gesti con la furia con cui vorresti spaccare qualunque cosa.

 

Disegnare con la massima cura solo ciò il cui spazio di vita comincia dove finisce il tuo naso.

 

Mettiti comoda, chè non c’è niente per cui affannarti, a parte i figli del tuo taciuto.

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