Make tea, not war

Come quando si rovesciavano i cappotti. L’idea di privazione si concretava nel non immaginato.

 

Così dicembre.

Una domenica mattina che ti aspetti il solito incrollabile Totò a darti il buongiorno aspettando insieme che la moka gorgogli, e invece no. Intanto dalla finestra ancora sonnecchiante s’intrufolano ospiti imprevisti. Frinii di qualcosa che poco convincente si spaccia per cicala. E tu ancora lì a lambiccarti con il bizzo dubbio.

 

 

(In sottofondo il pensiero di chiodo arrugginito e la sua immagine che si rincorrono, da giorni, senza sugo apparente)

 

 

Pioggia di tempera gialla e coriandoli. Saperli possibili è tana calda, sebbene sporadica. Non ti appartengono, sono fuori da te, qualche orma più in là, lo spazio giusto per regalartene l’essenza di zenzero. Forza che straccia la pelle innerva scuote dall’idea di anestesia.

Impiastricciartene mani naso guance quando hai crampi di fame della te dentro lo specchio ridere di quell’altra fuori.

 

 

“Buonasera, ma che sera, ci rivediamo un’altra sera. Questa sera, buonasera, Alighiero vi saluta e se ne va”

 

 

(Agli amori marinai inconsapevoli. Chè le ignare marinarette imparino ad essere ancora e vela a sé stesse)

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5 pensieri su “Make tea, not war

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