Carlo Salvemini sindaco

La terza volta. Era la terza sera che Davide intuiva la sagoma di una bicicletta nera sbucare dal solito angolo e sfrecciare lungo il viale.

I buffi dettagli della faccenda che gli strappavano un sorriso adesso, a ripensarci improvvisamente davanti al primo caffè della giornata, erano due. Si era imbattuto in quella sagoma in serate tra loro relativamente lontane, ed in orari appena appena vicini, non certo combacianti. Eppure la coincidenza si era ricomposta ogni volta, testarda.

Che strano, si disse, ma ancor più strano era che la faccenda avesse colpito la sua attenzione senza motivi realmente validi. Cosa gli fregava di quella bici, dopotutto? Eppure rosicchiava a Davide angoli di tempo e di attenzione. Va bene, la bici quasi sicuramente portava con sé una donna, considerando le scarpe che armeggiavano con i pedali, e le bizzose sciarpe che sfrecciavano insieme alle due ruote. Scarpe e sciarpe erano gli unici dettagli di quella sagoma rimasti impressi a Davide. Per il resto niente di niente, a parte una specie di bollino giallo praticamente incollato sulla coda della bicicletta.

Dunque sapeva che si trattava di una donna, ma poteva dire tranquillamente che la curiosità che lo attirava verso quell’immagine non era di tipo romantico. Davide aveva una ragazza, e tra l’altro passeggiavano insieme sul vialone alberato la prima sera che aveva incrociato la sagoma. Avevano riso insieme della fretta indiavolata che la attraversava, chissà perché poi.

I giorni passavano, e intanto era Natale. Per combattere lo stato comatoso che iniziava ad avvolgerlo, come ogni anno, dopo un paio d’ore dal pranzo delirante coi parenti, Davide si tuffò in una strana inquieta e taciturna passeggiata nel centro storico. Non aveva alcun reale motivo per farla ma d’altronde, si disse, non c’erano neppure reali motivi validi per starsene a casa e bollire sul divano, per cui.

Le sette, pensò Davide con sollievo guardando l’orologio. Ce l’aveva fatta, poteva tornarsene a casa. Avrebbe avuto tutto il tempo per una doccia e uscire con Verdiana, la sua ragazza. Riavvolse i suoi passi lungo la via del ritorno trovandosi all’imbocco del solito vialone.

Un bollino giallo a terra, accanto alla ringhiera esterna del palazzo dell’università. Difronte alla svolta cara alla sagoma nera.

Davide raccolse il bollino e lo annusò un istante, prima di farlo ricadere. Non seppe mai perché, ma in quell’istante tornò alla mente un gesto in cui si amava profondamente. Lui che passava il pollice sulla palpebra di Verdiana, a incresparle un po’ il trucco subito prima di fare l’amore.

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