Inchiostro e violino

Il cielo si vomita addosso, rotola nel suo stesso sputo.

La melma è germogliata negli spazi lasciati liberi tra un’insoddisfazione e un annacquato senso di superiorità.

Ossa che hanno tessuto ragnatela insospettabile e insidiosa tutto intorno ai polpastrelli. Ma certi imbarazzi via via che si ambientano nel corridoio dei ricordi diventano come calco di polvere dei buoni quadri di pessimo gusto nella casa dei nonni.

Prendo nota dei chiodi salienti che mi toccherà raddrizzare da qui a medio termine, e se germoglierà l’angoscia di non avere abbastanza gambe per camminare questa strada, mi farò portare un sufflè al cioccolato, e docile ripercorrerò il sentiero di fil di ferro dei ghirigori delle nuvole.

Chè ripercorrere con puntiglio certi tracciati con gli occhi e con l’oscurità  rende li stessi gradini consumati e (ri) formati dall’abuso di piedi pesi scarpe diverse.

Gesti che arrivano a possederti e addomesticarti con tale impudenza che quasi te ne senti sporca(ta).

Don Rosa non dice niente, ma ha tutta l’aria di sapere (già).

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Un pensiero su “Inchiostro e violino

  1. tu guardi il cielo, io ora il mare.
    Ma ora dovrei parlare del rapporto che c ho io col mare
    che insomma sono come un antico greco anzi magnogreco
    che il Mare è un’entità governata da un dio che ci risiede dentro.
    Ecco io la penso ancora in quel modo bene o male.

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