Di tutto ciò che potrei, resta solo ciò che riesco

Forieri e fastidiosi come solo preludi e intermezzi sanno essere.

E le cicorie cominciano ad essere spicate, il sapore difficilmente classificabile. Le arance afflitte da polpa rinsecchita, anche a dispetto della buccia ancora fiammante.

Il sole provoca un principio di sudore rachitico, eppure sgradevole in modo nettamente differente da quello agostano.

 

Essere costretta a guardare in faccia i propri chiodi arrugginiti: convincersi una volta in più – ricordando – del motivo per cui li si era confinati a quello status.

Provocare derisione e/o sospetto per l’uso incolpevole di parole come discrepanza e risoluzione ha il solo effetto di rinsaldare ancora di più il mio modo di confezionare le cose. Che sarà pure solo il mio, ma che mai esibirà come trofeo il marchio della sciatteria.

 

Saresti in grado di promettere di voler (provare a ) capire, se solo trovassi il coraggio di tentare di spiegartelo a parole mie?

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2 pensieri su “Di tutto ciò che potrei, resta solo ciò che riesco

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