La distanza da cui le ombre ti dicono ciao

Peggio di così potrebbe essere solo felicità a mani basse.

I giorni mi rifiutano come corpo estraneo, come un aborto che non si riesce a portare a compimento.

Ogni mattina bisogna indossare la muta da palombaro e sprofondare nei propri tarli, pattugliare le smagliature e rovesciare le proprie risorse a mo’ di pedalino.

Trattenere il fiato perché urlare non è consentito.

Ripetersi che nulla è irricevibile né irrinunciabile, se le tratti come un carciofo da sfogliare e nulla più.

Sottopormi a test multipli per poi accumularne gli esiti, e (finalmente)  trarne il responso.

 

Che cazzo sono?

Esiste un modo personale, mio e solo mio, di mantenermi a galla?

A quale mannaia toccherà domani. Voglio saperlo (oppure no)

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2 pensieri su “La distanza da cui le ombre ti dicono ciao

  1. ogni riga è crudelmente e realisticamente efficace. non è fiato trattenuto. una pagina d’un giorno o di giorni duri. la foto mi inquieta molto. è ben contestualizzata, ma preferisco chiudere gli occhi!! un abbraccio. Dora

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