Anf

Chiedere asilo politico alle tue spalle. Come vedresti la faccenda?

Tanto sai che non avrei mai il coraggio di assediarti l’anima. E’ lugubremente triste il pensiero di proporre raptus, desideri sfrontati, passi da imboccare imperiosi  a chi con tutto il suo essere suggerisce di tenere tutto ben lungi da sé. Niente è (neppure vagamente) essenziale. Consapevolezza che fa accartocciare la terra sotto i piedi, ma anche volendo testardamente ricucirla con ago e filo, come ho anche solo potuto pensare di oppormi a forze telluriche e impietose?

 

Negli occhi mi resta nascosto il calore che non riesco a dirti. Si accuccia nei miei silenzi, non vuole farsi accorgere o disturbare, e allora si addormenta, ma sempre più scomodo e indolenzito. Nelle gambe piegate, ma non solo.

 

Se ti guardassi negli occhi, me ne resterei zitta. Il muscolo cardiaco un tamburo a rimbombare in ogni angolo dal corpo. Sentirlo pulsare nei polpastrelli, sotto la pianta dei piedi, fin nel punto più inconfessabile di me.

 

A un centimetro dalla tua faccia, l’imbarazzo (di scegliere tra tutto ciò che vorrei agire nel medesimo istante) rivelerebbe precisamente quello che mi ricaccio in gola di forza, ogni volta che tenta di risalire e raggiungerti.

Avrei bisogno di conoscere il tuo abbraccio per sagomare il profilo della mia sconsideratezza sulla realtà delle tue mani. Del tuo modo così tuo di sbuffare.

Anche solo il modo in cui dici “ok”.

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