Come una mano che graffia la schiena di chi sta per farlo

Incidendo con chirurgico coltello lo spazio disegnato dalle ossa del mio bacino, molto potresti raccontare, leggere. Scegliere.

Le parole (ci) confondono le acque, intenzionalmente e non.

Senza troppi barocchismi, emergere ciò che è depositato al fondo degli occhi, quello di cui le papille gustative hanno bisogno. Non sapore che ustiona e neutralizza, ma cellula che nutre solletica, lasciando inevaso un angolo di fame, pronto per il prossimo assalto.

Non l’anestesia, ma le capriole.

Desiderio e rischio come frutto per il suo baccello. Ci vuole tatto, momento opportuno e silenzio per districarli e goderne. La verità un cocco da spaccare, di cui golosità o bisogno impediscono di buttar via qualcosa.

Un piromane ha sparso manciate di germi finora sconosciuti nella mia pancia e nella gola. Come si combatte quel che non si conosce, che mai m’ha attraversato prima?

Il terrore ha due facce, quella che ignora e un’altra che presente.

Dividersi carne sudore risate follia richiede pazienza e occhi allenati a separare ciò che conta da quel che è indifferente.

Giugno mi guarda di tralice, ma forse posso provare a fargli cambiare idea.

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