D’indole

Sostengono che ogni spunto, ogni guizzo, generi un tot di problemi da esitare.

La nebbia appiccicosa da latitanza di idee un po’ come (?) le cellule totipotenti.

I lavori strozzinanti la cuccagna di chi sa essere multitasking.

Ho solo recentemente scoperto cosa sono, di preciso, le liste con trattino al seguito. La qual cosa mi ha convinta una volta di più che certe contrattualizzazioni non mi avranno mai, perché in caso contrario sarebbe come essere stuprata.

Se il segreto fosse un gesto, sarebbe il momento in cui slacciare i sandali alla schiava, o l’istante prima di tuffare testa e sensi in acqua. Più cose di noi scioglie svolge il logos, più sento che forse non ti arrenderai mai. Non sei fatto per provocare indigestione o assuefazione alienata, e questo (mi) è al tempo stesso chiodo che trafigge e fame acuminata.

Forse non dovrei scriverti di sera. La sera in cui ti disegnavo con le mani il portone con le bolle di sapone è un cazzotto che talvolta torna a lampeggiare.

Le cose di me più sentite sono quelle che non mi dici, come la banda di Alessandro.

Diciamoci il sarcasmo fratello dell’acido muriatico, il boicottaggio dei sociologismi, le zone d’intersezione tra le porzioni demenziali dei nostri immaginari. Non dirmi quel che ho d’inconfessabile, se inconfessabile lo è anche per te.

Dimmi l’odio, l’estraneità, il gelo, finanche il disprezzo, ma il rosso,  se c’è, non lo dire.

Non dirmi. Fammi.

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2 pensieri su “D’indole

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