Giugno latifondista

Qualcuno me l’ha cantata una notte, o forse era quasialba, e non poteva neppure sapere che la conosco a memoria e la considero mia quanto la mezzaluna bianca dell’unghia del dito indice.

Dalla voce , ancor prima che da quello che sillabava, ho capito che nei sensi mi si sarebbe conficcato uno spigolo aguzzo. Forse un armadio, o l’angolo di una credenza, la classica cristalliera da casa della nonna.

 

Urlare addosso a vetri rotti pare non sia idea particolarmente sagace, ma se cerchio gli occhi di nero e accetto il rimmel colare, chi può dire che non sia vero?

 

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3 pensieri su “Giugno latifondista

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