Cameratismi da dintornarsi

Vieni qui, chè voglio intrecciarci le gambe come i giunchi.

Carnalità sotterranea. Crosta da scorticare, suggere in tutti i modi pensabili, e uno in più.

L’esposizione a te sforna ritratti di me possibili o concretati.

Scorrere con le dita  contorni bordi linee interne dei tuoi contrasti. Un’acquaforte: e quando ho scoperto l’origine della parola, m’è parso un corso troppo ostinato e assertivo, da non poterlo tacere alla mia gola.

 

Vino e polpette per il tuo ombelico da divorare.

E quando nascondi viso umori e mani dietro fronde di glicine immaginario , ti dipingerei le labbra di menta, pur sapendo di non inchiodarti.

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