E se i gusci di cicala fossero una leggenda metropolitana?

(08.12)

 

Lungo il marciapiede un piatto di plastica porta i resti di una pasta – farfalle per la precisione – gentilmente devoluta da ignota gattara ai randagi del circondario. Per via del caldo o forse di una vecchiaia di qualche giorno, le farfalle disturbano la vista con una consistenza di plastica gracchiante che, mio malgrado, mi sembra di sentir scrocchiare sotto i denti. Raggelo orrore.

 

E’ una domenica che trattiene a malapena – e senza grande immaginazione – la sua rabbia. Ma tanto l’irrequietezza trapela potente dal sudore delle nuvole e dell’asfalto.

 

Oggi c’è il Gp del Belgio. Dubbiosa se seguirlo o no. (Qualcosa che ) non riesco a dire, tantomeno a guardare in faccia. Se chiudo gli occhi e allento un pizzico il guinzaglio ai desideri, mi travolge Moltheni nel vortice del tuo ombelico. Le tue guance. Il Franzen che non potrò inocularti.

 

Dopo vent’anni vissuti nella più satolla ignoranza, agosto mi ha regalato la fondamentale consapevolezza che i mattoni del salotto sono un multiplo di tre. Non so se è un modo per fuggire da tutto questo, o la prova regina del mio ingresso tondo nella follia.

 

(Poi mi si è ammutolita la penna tra le mani. Giovannelli e Mazzoni mi aggiornavano sull’andamento del Gp mentre prendevo a misurare le mattonelle comprese tra la camera da letto, il corridoio ed il cesso. In ogni caso, non erano un multiplo di tre. )

 

 

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4 pensieri su “E se i gusci di cicala fossero una leggenda metropolitana?

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