I Jonathan della salvifica scrittura

(08.12)

Desertificati gli aggettivi e i sostantivi. Giusto qualche verbo mi resta.

 

Se agosto è solo una sfilza di numeri interi in ordine crescente, di questi tempi mi resterà giusto qualche coriandolo.

La mamma del piccolo Hermes che estrae un ventaglio da regalare ad un’ignota mamma sul regionale Mestre-Trieste.

Il mio ingresso al Miela agghindata di stanchezza, sudore e borse della spesa Despar.

Inerpicarmi come capretta che bruca pineta, pietre e piume di cielo e luce disseminate sull’acqua.

 

Mi sento un’eroina delle stampe di Utagawa Kuniyoshi.

 

Credersi impressionista e neoclassica per poi (ri) trovarsi midollarmente espressionista. Non ho neanche più bisogno di matita per gli occhi, ormai prendono loro parola al mio posto, piuttosto sistematicamente.

 

Ti sento – ti porto – sotto la carne. Se anche sono depennata dai tuoi giorni, la valanga delle grazie non si disinnesca.

 

Anch’io terapista amputata

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2 pensieri su “I Jonathan della salvifica scrittura

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