Metti una sera a vedere il chinotto

Capita che uno sguardo esterno possa esserti come la ciambella per chi non sa nuotare. A volte si tratta di un amico, ma il più delle volte la medicina più efficace è in uno sguardo distante e veramente terzo. (non necessariamente di qualcuno che passava da lì per caso, però)

Marvin, senza saperlo, ha questo sguardo. Ma per accorgermene doveva accadere ancora qualcosa di ulteriore, a rovesciarmi testa sottosopra. Perché in tutta franchezza non potrebbero esserci due caratteri più distanti dei nostri. Poi magari scopriamo di concordare su robe completamente marginali tipo Norma Rangeri, ma tant’è.

Forse se il suo invito a mettere a fuoco lo sguardo non fosse giunto nel mezzo di un augustus horribilis e annessa fuga triestina, non sarei stata capace di acchiappare quel consiglio racchiuso in una bolla di sapone. E invece sì.

Giorni fa mi ha fatta (sor) ridere. Sembravamo nel bel mezzo di una festicciola di Carnevale. E come a scuola, la piccola Effe vestita da strega, il piccolo Emme da pirata. Furto subitaneo e misterioso del cappellaccio stregonesco, e ricomparsa altrettanto improvvisa dello stesso: compita e convinta Effe va per metterlo in testa, ed è una pioggia di rane. La colpevolezza di Emme è del tutto evidente dal ghigno scoperto dei suoi baffi finti, che nel frattempo sono finiti sulla sua fronte.

Grazie Emme, ti voglio bene anch’io.

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