Artigeniale

Aperture ed improvvise gelate.

C’è sempre qualcosa che non conclude.

Tu apri le braccia, io tento di aggirare l’ostacolo, ma poi a metà strada non ci troviamo. Ognuno è preso da un dettaglio del paesaggio, da un riccio spalmato sull’asfalto, dall’assenza di motivazione ulteriore.

Eterna promessa che non è scritta sulla pietra. Come quel locale di cui finiamo per parlare ogni volta, ed ogni volta decidiamo di andarci a mangiare. Senza farlo mai. Da mesi.

Davvero sei il tuo incedere mani dietro la spalla? (hai) così poca fantasia? Non sei curioso di conoscerti giocatore? Sceglierti un colore, il primo che ti strizza l’occhio magari, e difenderlo e sentirlo tuo e proteggere il tuo sentirti suo?

Sai cos’è un bacio fuori tempo, un’angolazione perfetta fuggita per sempre, un ritmo che s’’impara con paziente fatica per una sorta d’illuminazione estemporanea, per poi perdersi con altrettanta fugacità? Febbre imprigionata in un corpo che tenta di piegare con il sudore, i capelli arrossati, le labbra in equivoche.

Sei ciò da cui fuggo. Specchio deformante che t’inganna con la sua cornice di un pessimo gusto familiare, che sa di salotto della nonna. Asfissia tra le pieghe del quotidiano.

Posso averti spalla su spalla solo per misurare quanti passi ho accumulato dal tuo bosco appannato.

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