Definitivo. Il passo di Umberto Maria Giardini

Qui la pioggia è una rarità. Una perla. Così la gente si sente autorizzata a fare cose stupide tipo (trat) tenere le finestre con le mani, come se la furia avesse bisogno di chiedere il permesso.

Eppure qualcuno ci dovrà essere, lì fuori, a farsi spazzare da questo pandemonio.

Perfino tra quattro mura, alla luce del neon, c’è bisogno del proprio personale occhio del ciclone. Da scegliere con cura, senza pensarci troppo. L’istinto salta qualsiasi convenevole.

Moltheni è (sempre) la mia tempesta.

Nel sangue, nel fiume, nel corpo. Caduta e resurrezione. La blasfemia che sconfina nell’osceno, per poi insieme abbracciare l’iconoclastia e, in un’orgia clamorosa in cui tutti sono tutto, dar vita al sacro. Che è quanto di più carnale e trepido esista.

Il sublime e la pelle d’oca. Come fiori di carne, il cui polline sarebbe dovuto essere il seme di quel paguro che nascondeva la faccia nel cuscino.

Nascerà un nuovo mondo, gentile e imperfetto ma immune da tutto. Polsi bloccati con imperiosità, gambe appianate con irrevocabilità degna di ferro da stiro.

Avevo le ossa tutte fuori posto la prima volta che il paguro fece i suoi esperimenti di chele su di me. Uno splendido terrore non ammette repliche, e distrugge tutte le bobine per escludere qualsiasi replay. Fenomeno miracolo o ramadan, in quale dei tre mi accoppi o mi vedi. Ad una prima, approssimata analisi, direi che mi hai accoppata.

Togliere la crosta della ferita per controllare se sotto c’è già pellicola di pelle o brulica ancora sangue. Moltheni è la mia pretesa di forza.

Le esplosioni vanno protette. Per deflagrare, conoscono la strada.

Gli estremi ora sono come acqua ed olio, chi può dire se un giorno si toccheranno ancora.

Ma Moltheni non lo condividerò mai più con nessun paguro. Crederci una volta, è stato come essere derubata dei miei ovuli. Lascia stare i miei fianchi, e lascia stare Moltheni.

Piango sangue, nel frattempo rido.

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7 pensieri su “Definitivo. Il passo di Umberto Maria Giardini

  1. visto dal vivo ai tempi di toilette memoria, 6 anni fa.
    Il concerto più intimo per location, numero di spettatori, attitudine dell’artista, ed emozioni che abbia mai visto.

  2. per me ascoltare Moltheni è farmi passare un treno addosso 🙂 dentro Moltheni c’è tutto. la sacralità di un sentimento totale, c’è il sangue e il sudore di carni che s’incastrano, l’inchiostro nero di quando finisce. riesce a mescolare e celebrare l’assoluto del Sentimento, da quando è all’acme, a quando ci porta agli inferi.

    (@ aureliano: sogno una collaborazione tra Zamboni e Moltheni. e anche tra Umberto Palazzo e UMG 🙂

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