Vita è tutto ciò che sottraggo alla pigrizia

Un pomeriggio di novembre carico di segni dell’imminente apocalisse dei Maya. Il mio migliore amico che dice vabbè, ma insomma, cos’è poi la mafia? Mia madre che m’informa esultante che il figlio dell’elettricista – parliamo di qualche generazione post Tangentopoli – si è invaghito di me. Ho bisogno di una boccata d’aria penso, e parto prima di avere il tempo di autosabotarmi pensando alla stanchezza, al malumore, al freddo.

C’è il Festival del Cinema Indipendente, ed un po’ di titoli con cui è stato amore a prima vista. Tra questi, “I fiori alla finestra” di Giovanni Princigalli, che mi ha ampiamente ripagata del braccio di ferro con me stessa.

Giovanni nasce a Bari, si laurea in Scienze Politiche con Franco Cassano e intanto intraprende una lunga e vivace relazione con il cinema. Nei suoi lavori tra le altre cose racconta di uomini in viaggio, di migrazioni, amori e/in società mescolate. Ora Giovanni vive e lavora a Montreal, in Canada.

“I fiori alla finestra” sono un quadro che alterna tiepidi colori acquerello e forti accenti a tempera. In questo documentario Giovanni racconta un pezzo d’Africa attraverso le sue donne. Leonie ed Amelie, che conosce via web, vivono in Camerun, hanno occhi coraggiosi, indomiti, irriverenti che parlano di passioni, di talento, di voglia d’amare. Giovanni vola in Africa per trasformare quel filo virtuale di amicizia, di desideri immaginati e raccontati in umanità che si possono toccare. Emozioni, forza, speranza, ma anche dubbi, paure, la cui materia prima sono i diari e i versi di Amelie, lo sguardo di Leonie diviso tra sentimenti e talento. “I fiori alla finestra” sono un impasto di carne viva, dolcezza e poesia. Ma dicono anche del “lato oscuro” fatto di scelte, interrogativi, e talvolta sensi di colpa. Perché per una donna non è mai scontata né automatica l’amalgama di affetti e lavoro. Ognuna di noi cerca il proprio, unico e spesso sofferto, equilibrio tra fusione e individualità. Ho ritrovato pezzi di me in Amelie e Leonie, perché nelle loro storie ci sono delle costanti, degli universali che ci riguardano tutte.

Mi piace pensare a questo documentario come ad una sorta di dichiarazione d’amore del regista a tutte le donne. Forse è per questo che mi viene spontaneo chiamarlo Giovanni.

(Amelie)

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5 pensieri su “Vita è tutto ciò che sottraggo alla pigrizia

    1. grazie 🙂
      ( e spero che la commozione figlia delle bucce di banana dell’altro post sia stata liBBberatoria in qualche modo. pensa che io ho la sciagura di passare ogni santo giorno davanti al b & b in cui portai “lui”, ma sono così incazzata con il suo ricordo che le lacrime mi sono rimaste intrappolate nella cassa toracica)

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