Incanti e pescherie

Non potevo sapere che quella mattina triestina, a combattere con il sonno e la pendenza, sarebbe stata matrioska da sfogliare uno strato alla volta in questo innumerabile inverno.

Il primo giro per la pazienza da inoculare. Come fosse medicina, sotto la lingua.

Il secondo per imparare a chinare la testa dopo che il mio uragano di fiele ha schiantato cardini e catene.

Il seguente per l’odio selettivo. Che a differenza di me, sa sempre perché sceglie il suo bersaglio. Ed è infallibile nel tumularne l’esangue lampo.

Il quarto giro per la simpatia che mi scateno quando vivo a orecchio.

E l’ultimo per le valigie di passi lance e rossetti che ho quasi finito di preparare. Dissanguavo la ferita spargendo sale sul dubbio. Estirpare i morti viventi che m’infestano il cammino? Ma se sono stata io a nascondermi nelle loro fogne, per scampare ai miei umori ed ai loro disegni …

Restino pure dove sono, i cadaveri ambulanti. Non ho ancora in tasca il biglietto per riscuotere il premio dei miei giorni, ma solo perché devo scegliere se sfogliare o addentare.

Sfogliare e addentare.

(magari ve ne innamorate anche voi)

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3 pensieri su “Incanti e pescherie

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