Per novembre ci vorrebbe l’embargo

Oggi il Maoista sembrava uno skinhead con quel taglio di capelli. Magari se glielo avessi detto ne avremmo anche riso, insieme, tanto con lui è una fiera del paradosso senza fine.

Poi quella frase illuminante su Luca la peste. “Per motivarlo a studiare storia dell’arte suggerisci che immagini di raccontare le opere alla sua fidanzatina. A tredici anni ce l’avrà di certo”. (E’) inutile, per conoscere una persona basta avere la pazienza di osservare come vive al di fuori del nostro perimetro. Non le parole, ma gesti e passi indirizzati a terzi, dicono realmente come uno è. Anche e soprattutto in relazione a noi.

Ed io che ero lì a lambiccarmi il cervello temendo di apparire una mantide religiosa anche semplicemente indossando una minigonna. Quanto sei buffa, Giuliana, mi sono detta. (Lui) sa quanto me della situazione ambigua che s’è creata tra noi. E ci sguazza senza troppi patemi d’animo. Confondere le acque è un hobby che miete consensi quasi più della modesta pesca domenicale. Ma quando tra due persone si lasciano crescere questo genere di terre di nessuno, a mo’ di erbacce, può venir fuori di tutto. Consentire a pensieri, sensazioni, dispettosità, di pascolare selvaggi e disordinati, equivale ad accettare e sottoscrivere – tacitamente – la perdita di controllo sul prodotto dei tre fattori.

Intanto stasera mi regalo qualche ora di riposante leggerezza. Anzi, è il caso che cominci a prepararmi. Buoni propositi del tardo pomeriggio: dedicare alle variazioni sul look la stessa quantità di tempo destinata al perfezionamento della fonetica tedesca.

Quattordici undici. La città già invasa dalle acriliche lucine, da luminarie assordanti. (Come) una donna che veste male il suo tempo e calza ancor peggio l’estetica.

Insomma tutto nella norma.

Ne vien fuori la stessa sensazione di quando da bambina la domenica sera, dopo il bagno in vasca bollente – mentre ancora la pelle ansimava – ero costretta alla maglia di lana.

Così, da mesi mi alleno a pensare che (la maglia di lana) sia solo una convenzione, e allora arriva il risultato atteso: non mi riguarda (più). Eppure, quando ascolto Richard Hawley sono tutta lì, e sento i piedi pieni di possibilità, devo solo scegliere, e andare. Poi però la vita fuori racconta un’altra storia. (E’ ) questo (che) mi frega.

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2 pensieri su “Per novembre ci vorrebbe l’embargo

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