Divenne clown sotto la minaccia di una pistola. Si chiamava Febbraio

Ci vorrebbe l’idraulico liquido per i residui di palpiti, i frammenti di rabbia e le bucce di speranza. Qualcosa capace di sgorgare i rivoli anarchici che scorrono sotto il derma.

Quando si pietrifica l’ombra, è perché si dis-impara a piangere?

HECKEL_UNO

Quel vestito blu elettrico cerca sempre di farmi ridere, quando c’incrociamo durante il brainstorming con il mio armadio.

Raggiungere il centro attraverso successive (progressive?) approssimazioni. Febbraio non tollera aggettivi.

Puntualmente estrae dalla cassapanca

parrucche e cianfrusaglie dorate.

Puntualmente ci rinchiude dentro

I panni della preoccupazione e il falso pudore.

[…]

Il nostro ordine è recitare.

La neve colorata è di carta.

I nostri nasi di cartone.

Di che stoffa siamo fatti noi?

(Febbraio, Erich Kästner)

WEIMAR

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3 pensieri su “Divenne clown sotto la minaccia di una pistola. Si chiamava Febbraio

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