La ferita del caffè

 

BARBIE_DUEQuand’ero piccola, subiva da me certe sottili crudeltà che, a ripensarci oggi, erano un po’ l’equivalente del rapporto tra sorelle. Ad esempio, m’improvvisavo parrucchiera. Non ero mai soddisfatta dei capelli che aveva in dotazione, e allora tentavo permanenti improbabili, tagli vergognosi, e tinture ancora peggiori, che mi procuravo dopo aver fatto scoppiare una biro qualsiasi. Sto parlando di Barbie.

Credo di non esser stata l’unica a nutrire sensazioni contrastanti, a volte contraddittorie, verso la platinata donna di plastica. Presumibilmente è inevitabile, quando ci si confronta con qualcuno/qualcosa attraverso cui, in un modo o nell’altro, passa ciò che scegliamo di diventare. Fortunatamente c’è chi ha saputo interpretare tutto questo con risultati migliori, in un certo senso artistici, e quasi certamente senza ritrovarsi con le mani chiazzate di blu rosso o nero come all’epoca succedeva alla sottoscritta. Sto parlando di Mariel Clayton, fotografa dell’Ontario.

In un suo lavoro vediamo Barbie…

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