“Nei vecchi focolari della tua patria, sulle strade polverose, una parola passa di bocca in bocca. Qualcosa riaccende la fiamma delle tue adorate genti, qualcosa si sveglia e comincia a cantare. Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il nome tuo. Noi che da ogni luogo delle acque e della terra col tuo nome altri nomi taciamo e pronunciamo. Perché il fuoco non muore.” (Pablo Neruda)

La ferita del caffè

MODOTTI

 

Chitarra, granturco e cartucciera è una foto, ed è stata scattata in Messico nel 1927. La giustapposizione dei tre oggetti fa risaltare agli occhi l’elemento di continuità, pur nell’evidente diversità degli oggetti rappresentati. L’intero come somma di singole, entità uniche: le scanalature del manico della chitarra, i chicchi di granoturco, le cartucce.

Tina Modotti (1896-1942), fotografa di origini friulane che coniugò nei suoi scatti tensione civile e impegno politico. Una vita, la sua, in cui si fondono tinte vivaci e – spesso – contrastanti, nel privato come nel pubblico, in un’epoca in cui ancora doveva maturare una certa sensibilità sulla questione femminile. Forse per questo la figura e l’opera della Modotti sono state a lungo circondate da una sorta di nebbia.

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