Cagliostro

Mentre mi fingo impegnata ad ascoltare i consigli del mio bicchiere di vino, inchiodami alla realtà dei tuoi denti, delle spalle che sanno di pane.

Tu e la tua barba non avete bisogno di presentazioni. I tuoi occhi sono l’impronta di un chicco di caffè. La stessa oscura energia che prende al laccio. Profumi di morbido, perfino attraverso il guscio di granchio che vesti.

Ti mangiucchio sguardi singhiozzati attraverso grate mute, le spalle di lui.

(Come) un sogno in cui urli fino a farti esplodere vene e capillari, ma per chi possiede orecchie sei come muta.

Stanca di guerra, ora sì. Dimenticare la paura di abbassare gli occhi. Smarrirla, come fosse una borsa o il biglietto scaduto dell’autobus.

Mi verrà voglia di chiamare febbraio, quando ormai l’avrò messo su quel pullman, a rispedirlo da dov’è arrivato. Ma nel frattempo avrò già cancellato il suo numero, come sempre.

georgegrosz-metropolis1917

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4 pensieri su “Cagliostro

  1. Quella del bicchiere di vino mi sembra un’ottima idea.
    Ma io non faccio testo.
    Quella di non abbassare gli occhi anche.
    Finalmente
    Magari stavolta il numero lo ricordi a memoria
    Abbraccione

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