Quante carezze misurano la distanza tra noi?

Quale menù offre quella finestra? Prima di scoprirlo saranno passate da casa mia così tante nuvole, che forse nel frattempo avrò dimenticato cosa stavo aspettando.

Le lacrime sono come i muscoli. A non allenarle si atrofizzano, e quando ne avresti bisogno ha i la sensazione di non trovarle più. Ma poi sei sicura di ricordare dove le avevi posate l’ultima volta?

Ho cancellato anche quello, per smemorarmi di come mi volevo.

Eppure i giorni si stratificano. Ne vien fuori un nuovo libro. Modeste bozze a far da fermacarte ai volumi odorosi porosi e screziati che non aspetterò.

La nostalgia di te mi arriva come l’eco di una canzone che devo aver ascoltato da bambina. Ingannevolmente familiare.

Non ci credo più alla bontà di una fila di denti fin troppo perbene, affettami pure con le tue parole. Anche il dolore è un muscolo, sai? L’unico che sviluppi addirittura se non vuoi. E chissà perché, ad accompagnarlo c’è sempre qualche canzone anni Sessanta.

BOWIE

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