Macedonia (di) primavera

Il materassino in acqua si allontana dalla riva. Lo guardo. E’ tutto quello che faccio. Non era neanche mio, penso, perché affannarmi a recuperarlo. Perché dispiacermi della sua perdita, peraltro.

 

Tirannia dell’abitudine, mi dico. Non voglio cedere. Per quanto sgradevole, voglio potermi limitare a osservare quello che sta succedendo senza affanni. Non c’è niente che possa fare. Niente che voglia realmente fare.

Concio la noia con colori fosforescenti. L’ultima pagliacciata. Continuo a ripetermelo.

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3 pensieri su “Macedonia (di) primavera

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