Ostalgie

Il vuoto fluttuante del tempo pigro regala a volte frammenti sorprendenti.

Qualche giorno fa, ho fatto capolino in cucina per un attimo, mentre su Rai Premium scorrevano immagini un po’ datate, la grana era quella tipica dei filmati anni ‘80. C’era qualcosa di noto, troppo azzardato per dirlo razionalmente, ma la memoria aveva già riconosciuto quelle immagini. Una sensazione di familiarità emozionale, la definirei. Non saprei spiegare altrimenti com’è stato possibile, in uno sguardo, ricordare che si trattava di una serie TV della mia infanzia. Non m’era rimasto né un titolo, né la trama precisa, ma per tutti questi anni ho conservato limpida la sensazione di felicità associata a quella serie. Per tutto il tempo trascorso da allora a oggi – venticinque anni – m’era rimasto solo il profumo un po’ rarefatto dell’adorazione nutrita per quella serie, unita al ricordo di una sigla sulle note di una canzone della Nannini, e all’immagine di uno dei personaggi maschili – quello che  preferivo – mentre andava a cavallo.  

Chi l’avrebbe detto. Sono bastati cinque minuti di navigazione sul sito della Rai  per risalire al titolo, Diciott’anni – Versilia 1966. Correva il 1988, avevo cinque anni, quando la Rai trasmetteva durante le mattine estive questa serie.

In un soffio, è stato come respirare di nuovo il salone allagato di sole della casa dei nonni, il panino con il pomodoro e i capperi che mi preparava la nonna, il sapore dell’acqua fresca bevuta dal tubo di gomma verde nell’ortale.

In questa serie recitava anche Margherita Buy; per una di quelle bizzarrie legate alla volontà della memoria, l’avevo completamente scordato. Ora che lo so, però, è come se mi fosse finalmente chiaro perché, in tutti i suoi film che ho visto, ho (ri) trovato sempre qualcosa che sentivo appartenermi geneticamente. Come sorprendersi davanti a una foto di una tua zia da giovane, in cui rivedi un gesto tuo da sempre, ma di cui mai avresti sospettato la radice. (Il personaggio maschile di cui sopra, invece, era interpretato da  Luca Lionello. Ogni donna sviluppa nel tempo una sorta di radar per quei dettagli che le rendono magnetico un uomo. Luca Lionello riassumeva già allora tutto quello che di omicida avrei cercato in un uomo. E devo dire che con gli anni il suo fascino ha sfondato il tetto dei superlativi).

La nostalgia è una forza simile al profumo del pane. Un attimo prima è lì che ti paralizza, quasi, e il momento dopo se n’è già andata a zonzo. Eppure ti resta sempre ben impressa in mente la consapevolezza che può tornare – e lo farà – quando e come vuole.

La nostalgia è l’odore che respirava la terra le sere d’agosto, dopo che la mia nonna aveva annaffiato le piante.

 

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15 pensieri su “Ostalgie

  1. Conosco quella sensazione ed è tanto strana quanto coinvolgente. Ti sembra di rivivere certi momenti che hai solo messo da parte crescendo ma che non hai dimenticato. L’unica differenza è che, mentre tu guardavi serie come questa con attori impegnati, io seguivo L’uomo tigre, Lupin e Gigi la trottola (solo per citarne qualcuno).

    1. non era esattamente una serie da Rai Educational, ecco 😀 però i filmati d’epoca dei Beatles & Co. inseriti nelle varie puntate erano veramente fantastici 🙂

      ps: L’uomo tigre, Lupin e Gigi la Trottola li guardavo anch’io. Per caso hai mai visto “Tele Durazzo”?

      1. Tele Durazzo era una trasmissione comica a dir poco GENIALE trasmessa da TeleNorba. Emilio Solfrizzi, prima di svendersi alle fiction da Mulino Bianco faceva parte del duo Toti e Tata …

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