Io che qui sto morendo, e tu che mangi il gelato

Com’eri prima di me?

Raccontami il momento più luminoso e quello più abietto che mi hanno preceduta.

L’urgenza di queste domande è compressa dai quotidiani obblighi. Responsabilità che mi cercano, cerchi da congedare, poligoni irregolari da cominciare a immaginare.

Il risveglio è arrivato ora che sono costretta a difficili mediazioni, io che non ho particolari talenti diplomatici.

Mi aspetti per camminare insieme, o sei già lontano?

L’angolo del cuore in cui soffia sempre la tramontana, verità spinosa che spaventa e sigilla le labbra. Tirare a campare nutrendosi di mediocrità riscaldata.

Cosa voglio da te?

Sbugiarda la mia compostezza e la tua. Riscoprimi vulcano e abbraccio, fuoco e aria. Toglimi questa paura di dosso. Voglio il cappotto blu elettrico, come i tuoi meandri, incomprensibili e attraenti.

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3 pensieri su “Io che qui sto morendo, e tu che mangi il gelato

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