Il dodicesimo mese

Della mia prima volta ricordo solo il sangue grondato dalla mia cronica insicurezza. Il senso d’inadeguatezza, quando attecchisce, può spezzarti le gambe, non importa chi sei. Essere risucchiata dalla voragine del suo egoismo, l’anima come infeltrita, pancia e ossa serrate per non svelare a nessuno la propria personale alluvione. Vero e banale che la verginità è molto più di un pezzo di pelle.

Negli anni a venire dicembre è stato alternativamente soporifero, stuzzicante, insipido o velenoso.

Domani voglio solo che mi sia liberatorio.

Voglio quel concerto e il suo sudore catartico come pioggia, il luccicore sincero dell’amicizia, e due mani mai troppo note da accogliere nel mio maglione,nel punto di congiunzione tra sterno e seno sinistro.

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