Manca la curcuma

Archiviati i perniciosi obblighi accademici, (ri) comincia il walzer malefico della ricerca certosina seguita dall’invio spasmodico di curriculum e dal limbo sfilacciato dell’ignoto.

In questi casi, l’attesa è come pietra che si sbriciola tra le mani. Clessidra che sembra contenere tutta la sabbia del mondo e avere il fondo irrimediabilmente bucato. La pazienza è come un maglione da preparare a maglia; per lavorare il tempo ai fianchi serve fiducia, sicurezza, e un pizzico di fatalismo. Sembra di essere nella sala d’accettazione del medico, e allora non resta altro da fare se non preparare il miglior ripieno possibile per farcire giorni infreddoliti e perplessi.

Le mani intirizzite obbligano all’azione. Le labbra vorrebbero poter dire lo stesso.

Il caso fantasioso e pasticcione ci ha fatto incontrare. La prima volta non finivi più di parlare, intervallando pensieri e silenzi con la tua inconfondibile risata. Sono andata via con le guance rosse per l’ingordigia dei sorrisi sfogliati senza il mio consenso. Come fare indigestione di ciliegie, e invece era il tuo umorismo nordico.

Il tuo viso assorto si è conficcato tra i timori di giorni sfuocati  e l’operosità  di una speranza spaiata e ostinata.

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4 pensieri su “Manca la curcuma

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