Romanticherie d’altri giorni

Stanca e trasognata mi adagio in un giaciglio di luce e silenzio.

Le piccolezze hanno il potere di mettermi di buon umore. Sempre. Perfino in un sabato modesto come oggi.

L’assenza di suoni può essere rigenerante, e stupefacente il verso del gallo udito nel bel mezzo del nulla. Chissà come si chiamano gli uccelli che sostituiscono le cicale d’inverno.

Aspetto il treno insieme a un ragazzo che attende l’arrivo della sua ragazza da Martina Franca. Io e lui stranieri, in un certo senso, in questa stazioncina anni Cinquanta, eppure entrambi abbiamo i nostri buoni motivi per assaporare delizioso questo tempo di limbo.

Cullo i pensieri e sei qui, a scavarmi le mani e i pudori, affondando la lama della tua attenzione chirurgica nei capelli, sulla pelle, fin dentro all’inconfessabile che m’infiamma.

Crescerti la barba resta un’ottima idea e fossi con te la perorerei con la stessa benevola pazienza con cui ho tollerato file e reclami oggi in posta.

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12 pensieri su “Romanticherie d’altri giorni

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