Gennaio è come Gabriel Garko

L’umanità intorno congiura per strapparmi un sorriso. Fanno di tutto per estorcermi un granello di speranza. Sono troppo smaliziata per cascarci.

Eppure a volte le convergenti casualità sono troppo ostinate per non far cascare a terra la mia disillusione come un castello di carte.

La fiducia ha subito un brusco calo di pressione, e allora le tue parole sono come bustina di zucchero  sciolte sotto la lingua.

Il tedesco non mi salverà la vita, ma di certo mi salverà dalla pazzia.

Anche la signora accanto a me si dice perplessa del successo della Grande Bellezza, e come me si dice ancor più perplessa delle assurde pretese di certi annunci di lavoro.

Quando capirò che le segretarie sono gentili non per umanità ma per protocollo, sarò forse già in età di pensione. Quando mi convincerò che i cv li leggono solo i ladri d’identità , mi sarò già rassegnata alla legge del porta a porta.

Ho bisogno di prendere appuntamento con il futuro, contrattualizzare la mia fatica, mettere su vita e pelo sullo stomaco.

E se ripassi da qui, lasciami le tue fossette da sognare.

 

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4 pensieri su “Gennaio è come Gabriel Garko

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