Cuor di mimosa

A volte capita che i polsi tremino, ma di commozione.

Ci sono istanti, pregiati come orchidee, in cui il fondo della solitudine sconfina nella fiducia innumerata di riscatto. Lasciar andare è condizione necessaria ma non sufficiente per (ri) trovare la strada dell’appartenenza a sé stessi.

Ci sono momenti in cui il bene intorno pare uno scherzo della sorte, accidentale come pioggia caduta dal cielo. L’affetto e gli incroci buoni non finiscono d’essere vestito cucito addosso da mano insolitamente – e incredibilmente – perita per il proprio corpo. Abito così raro e preciso, da non poterci credere appieno.

Eppure si dovrebbe.

L’esattezza di certi gesti è tanto abbagliante per chi la subisce, quanto enigmatica da condividere con l’umanità circostante. Un po’ come la girella con l’uvetta, perorarne la causa è fatica inutile, con chi non ha mai provato la sacralità di quel sapore.

 

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8 pensieri su “Cuor di mimosa

  1. “Lasciar andare è condizione necessaria ma non sufficiente per (ri) trovare la strada dell’appartenenza a sé stessi.” Lo sostengo anche io da tempo: lasciare andare è un po’ ritrovarsi.
    Bel post! 🙂

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