Giochiamo a fare gli specchi?

Col tempo ho imparato che la gente vive a una velocità maggiore della vita stessa, che è vittima della fretta, che non vuole sorprese né particolari, che si limita ai fatti. Sarebbe interessante sapere dove va. Dubito che lo sappia, e se lo sa ignora la futilità dei fatti, dei bisogni appagati e delle conquiste ottenute. Correre a più non posso le basta e non ha paura di definirsi realista. Mi sarebbe piaciuto essere così, ma non ho mai nutrito interesse per i fatti o per i cibi sottovuoto. Non voglio essere reale. La realtà – riesco ancora a percepirla – è lugubre, inespressiva e trascurata come una tomba senza nome. Per me essere veloce o lento fa lo stesso, il mio ritmo ideale è quello dettato dai particolari, ecco perché le mie storie non sono uniformi, saltano, si accavallano e sono piene di righe.

(tratto da Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio, di Efraim Medina Reyes)

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