Una rosa sulla scrivania

Non si può star sicuri mai, nemmeno se non pretendi niente. Nemmeno se ti tiri fuori, canta Nada, deflagrandomi, come una bomba, nelle orecchie. Forse però neanche lei, mentre le scandiva, era consapevole della veridicità e della (potenziale) minaccia insita in essa.

Sono giorni all’insegna del disincanto, colloqui in successione che segnano una nuova frontiera del bestiario umano, che chiaramente finora, me ingenua, avevo ignorato. E paradossalmente, era peggio allora di adesso, perché quando hai un’immagine abbozzata del nemico, puoi prendergli le misure, e cominciare a equipaggiarti degnamente per disintegrarlo.

Mi guardo intorno. Sull’autobus, in metro, ho perso il conto dei volti plasmati e affinati dal quotidiano scontro con i morbi peggiori, arroganza, ipocrisia, noncuranza, che ho incrociato. E allora mi dico: perché io no? Perché non dovrei riuscire, anch’io, a uscire fortificata da tutto questo?

Dopo ere geologiche, ho conosciuto un uomo che m’incuriosisce non poco. Diversissimi per interessi e gusti quali siamo, ci ritroviamo invece a essere quasi speculari quanto a esperienze pregresse, emotività e, addirittura, fobie, tanto da chiacchierare spesso a lungo, a tavola, degli argomenti più disparati delle nostre vite. Giorni fa mi aveva lanciato un invito per il Primo Maggio, che avevo accettato con piacere, pur tenendomi stretta la mia borsa di diffidenza. I giorni son passati, e nel mio non volere (o riuscire?) a star troppo ferma, chè gingillare sensazioni e aspettative mi provoca un diffuso senso di angoscia, mi sono comunque organizzata per fatti miei. Arrivato il Primo Maggio, infatti, da lui non ho ricevuto notizie alcune circa l’invito di cui sopra. Ci son rimasta male? Forse un po’ sì. Ma un’altra cosa che ormai da un po’ mi tengo ben strette sono le mie lacrime. Così senza troppo rimuginare sulla piccola scottatura d’illusione, sono uscita, e ho fatto quello che avevo già programmato. Mi sono goduta una Roma tutta per me, una mostra illuminante, e un gelato orgasmico.

Son giorni di riscossa, vento frizzante e speziato che porta con sé nuove consapevolezze, bisogni e domande. Sono giorni forieri di nuove spiagge, e il più deve ancora svelarmisi. E io non ho fretta.

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7 pensieri su “Una rosa sulla scrivania

  1. Forse qualcosa ti ha suggerito che il tipo non si sarebbe fatto vivo e hai fatto benissimo a prenderti Roma e il gelato. Lui ha perso un’occasione per conoscerti meglio, tu non hai perso niente, anzi.

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