La geografia dei sensi

Ci sono posti che hai nel sangue prima ancora d’inciamparci. E quando li scovi, è come riconoscerli dall’odore. Li annusi e capisci.

Per quanto bastardi siano gli accadimenti della vita, come si fa a dimenticare il sapore della pioggia?

Un acquazzone mi coglie, e mi costringe a cercare riparo sotto il colonnato del Pantheon. E’ pieno di turisti. Mi avvolge il vociare sovrapposto di lingue differenti, volti curiosi e ombrelli di ogni tipo. Tra i tanti, mi colpisce una coppia presumibilmente inglese. Colti dal temporale imprevisto, sono così presi dal tentativo di ripescare in fondo agli zaini qualcosa con cui coprirsi, da trascurare completamente le loro coppette di gelato, che avevano appena giusto fatto in tempo ad assaggiare. Peccato, penso, la panna che troneggia in cima sembra piuttosto invitante.

Sono circondata da tedeschi. Alla mia destra una coppia tanto alta quanto taciturna, a sinistra madre e figlio. Chissà dov’è il padre, mi chiedo.

I silenziosi vanno via, e prendono il loro posto sotto il colonnato i sedicenti inglesi. Contro ogni pronostico finalmente riescono a gustare il gelato, che, miracolosamente, non accenna minimamente a squagliarsi. Una volta finito, lei estrae dallo zaino una bustina di plastica, e ci mette dentro le coppette ormai vuote e i cucchiaini, in attesa di buttarli. Quindi, sciacquano le mani con fazzolettini imbevuti d’acqua. Il tutto con una calma metodica di matrice tedesca, come scopro poi. Lo capisco dopo aver sentito qualcosa a proposito di una borsa. Intanto si ostina a non spiovere, e lei lega sulle spalle di lui un maglioncino. Lui la bacia, e si abbracciano a lungo. Capisco che la polpa del sentimento è concentrata nello spazio tra questi due, riempito dai colori autunnali dell’abbigliamento di lui e dai toni primaverili del vestitino di lei. Amore. Non importa quanto complicato sia coltivarlo né quanto instabile sia l’equilibrio che genera. In quanto tale, tornerà puntuale a bussare alla porta quando meno te l’aspetti, finché non sarai stato ad ascoltarlo. Finché non gli avrai dato l’attenzione che merita.

Quasi due anni, e ancora inciampo in coincidenze e (ri) scoperte che hanno le tue fossette, e mi parlano con la stessa voce inconsapevolmente disinvolta che avevi tu quando mi spiegavi qualcosa che non conoscevo. Quanto è (stato) crudele collezionare affinità elettive, deliziose ossessioni e testarde casualità, se poi ai tuoi occhi non erano niente.

Vorrei avere uno sguardo sterilizzato, per schivare la tua traiettoria con la stessa destrezza con cui tu hai rinunciato alla mia.

 

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15 pensieri su “La geografia dei sensi

  1. Sono inciampata anch’io dentro traiettorie non condivise ma Roma è gagliarda. Appena scorge la nostra malinconia ci regala uno scorcio che ha il sapore di una carezza e ci perdiamo negli occhi degli altri a guardare la vita che ci è caduta addosso.
    Un abbraccio forte gatta ♥

  2. Quando penso ai turisti tedeschi non riesco a non inciampare nell’immagine del sandalo col calzino. Apprezzare chi li indossa è segno di amore vero.
    Con questo non volevo rompere la poesia di quel che scrivi, davvero molto bello.

  3. “Quanto è (stato) crudele collezionare affinità elettive, deliziose ossessioni e testarde casualità, se poi ai tuoi occhi non erano niente.” 🙂 bello

      1. per “bello”, intendevo l’intensità e la densità del pensiero. certamente è doloroso. lo so. 🙂 un abbraccio gatta

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