La birra che fa stile a sè

Mi manchi in me e mi manco in te. La oscura erba del silenzio cresce intorno a miei sogni e so che nessuno verrà più a tagliarla.

(Efraim Medina Reyes)

 

Le faremo sapere in ogni caso, sia se l’esito del colloquio è stato positivo sia se è stato negativo. Cliccare compulsivamente sul pulsante aggiorna, sperando che, per una volta, la correttezza altrui mi colga di sorpresa.

E invece, as usual, quello che punge di più non è tanto la carenza di buone notizie, quanto piuttosto che l’avevo previsto, ancora una volta. Chissà che sapore ha non centrare la vita con le proprie previsioni, ogni tanto.

Se scrivere è terapeutico, non riuscire a verbalizzare il calderone di sensazioni che un incontro può scoperchiare, forse significa non essere ancora pronta a guarirsi.

Sole e pensieri picchiano furiosi alle tempie. La pressione arteriosa dell’anima precipita. La ritrovo sotto i tacchi. Non resta che sciogliere una bustina di zucchero sotto la lingua dell’egoismo.

I tuoi caleidoscopici braccialetti a segnare la distanza che hai scavato tra noi. La neutralità con cui mi parli è un abito in cui sei totalmente a tuo agio, e allora anche ridere diventa un accessorio senza pretese, qualcosa che non ti costa poi molto indossare per qualche momento. Proteso in avanti, guardi la gente che passa, e posi la tua attenzione sui personaggi più surreali. I miei occhi invece vagano senza meta, vorrei avere il coraggio di posarli su di te, ma rimbalzo su un muro di gomma fatto di fastidio malcelato d’indifferenza.

Le scale di quella metro il bivio che imbocchi risoluto (la fretta raddoppia quando bisogna sbarazzarsi di un ostacolo a pochi metri dai propri desideri, no?). Su quelle scale sono una lumachina a cui qualcuno con il tacco della scarpa ha frantumato il guscio.

Quando una mancanza diventa aguzza, il sentire sconfina nel parossismo. Le parole in caduta libera dalla mente alle viscere si fanno stucchevoli, apocalittiche. E’ un sollievo che non ci sia modo di farle rotolare fuori. Finchè arriva il momento in cui, mentre sento sotto il palato il sapore di quell’assenza, mi balena in mente una canzone di Baglioni. Neanche una delle più melodrammatiche a dire il vero, ma sicuramente crudele e assassina come può essere solo febbraio dopo che il carnevale è finito.

Al termine della serata, non c’è altro da fare che pulire via i cocci di mascara, vetro di bottiglia in cui era raccolto quel bene diventato il latte versato di cui parla una nota perla di saggezza popolare.

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23 pensieri su “La birra che fa stile a sè

  1. “Le faremo sapere in ogni caso”, sempre odiato quando poi non vieni a sapere nulla. Io capisco magari abbiano tanti candidati da gestire, ma una risposta in ogni caso mi sembra un gesto educato, ma, a quanto pare, educazione e correttezza sembrano merce d’altri tempi.

    ps: bello il resto del testo.Complimenti.

    1. ormai quando vado a fare un colloquio dò per scontata sta frasetta di circostanza, come pure il fatto che sarà completamente disattesa dai fatti. sperando che, prima o poi, invece il post-colloquio mi lasci piacevolmente sorpresa.

      ps: grazie 🙂

  2. Le tue parole si infilano sottopelle e fanno male, bruciano. Se é vero che la scrittura é catartica io ti auguro di trovare un po’ di serenità, dopo questo post. E se potessi ti abbraccerei forte.

  3. E’ la prima volta che ti leggo e il primo post (nel senso che voglio andare avanti, anzi indietro, a leggere!). E’ molto bello, complimenti. Poi, a me piace ciò che somiglia a quello che vorrei sapere scrivere!

  4. Sì, solo il tempo potrà ricucire ferite e strappi. Su quel bruciore poso però il mio abbraccio lenitivo perchè vorrei davvero che tu ti sentissi almeno meno sola.
    E mi tramuto in lumachina per percorrere insieme a te qualche metro di strada, portandoti in braccio all’occorrenza e fan@@@@ al tacco che ha frantumato il guscio.
    E stavolta fan@@@@ anche a tutto il resto perchè almeno i sogni, almeno quelli, potevano lasciarteli intatti!
    Spero nella sorpresa di una risposta “loro” che ti regali la meraviglia di qualche goccia di gioia, te l’auguro di cuore Gatta.
    Affy

    1. riesci a farmi sentire la tua vicinanza anche se a distanza. grazie, sorella lumachina 🙂
      medico i miei sogni, e spero che intanto si fortifichino, in vista dei prossimi colpi del caso.

      ti abbraccio forte Affy, e ti auguro buona domenica.

  5. Ma che bello ! Sei davvero brava piccola. Anche se ovviamente avrei preferito leggere di notizie positive, di felicità’ per una nuova scommessa da vincere , un nuovo ostacolo da superare
    Ma quei due nella foto ?

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