Quanto è profondo l’oceano?

E’ iniziata ufficialmente la stagione delle cicale. Insopprimibile è la voglia di uscire armata di carabina per dirgliene quattro. Che diritto ha l’universo tutto di bearsi della sua prorompenza, se poi mi si nega improvvisamente, come il più stronzo degli uomini?

Imperscrutabile è la chimica dell’umore. Il riscatto sembra davvero dietro l’angolo, se riesco a incassare con stile i pugni dei giorni. E’ un modo come un altro per coglierli di sorpresa.

Gli ultimi due anni sono stati una collezione di cartoline kitsch dall’odore insopportabile di chiuso. Ma la più stridente di tutte, è quella in cui la tua assenza diventa qualcosa d’ineluttabile e puntuale come la disposizione di piatti e pentole nel lavello. Qualcosa che impregna fino al midollo il quotidiano, tanto che, assuefatta, non mi sfiora neanche l’idea di opporre resistenza.

E ripenso all’istante prima delle scale di quella metro. Se non avessi abusato di parole e intenzioni, da quel gomitolo sarebbe potuta dipanarsi un’amicizia? Ma tanto la domanda cade rovinosamente nel vuoto, come eco in una stanza completamente nuda.

Vorrei che tu non assaggiassi mai l’impotenza che piega le ginocchia e paralizza i muscoli. Chè ha il sapore dolciastro del sangue delle gengive quando strofini i denti con troppa energia.

C’è stato un tempo in cui mi scrivevi anche solo per dirmi che Letizia t’aveva detto “zio, sorridi”. Una volta ti piaceva raccontarmi. Ora non ricordi neanche più la mia passione per Chiamami aquila, e quanto mi prendesti in giro per questo, allora.

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21 pensieri su “Quanto è profondo l’oceano?

  1. Non sono le cicale che ti danno fastidio ma è quella scarna profondità, del Tuo momento attuale
    ( pensiero mio, ovviamente)
    Io e le cicale( vivo in campagna), mettiamo su un bel concertino
    Salutoni
    Gina

  2. Ti direi che non sono le cicale il problema, quanto piuttosto il martello pneumatico con cui ti fracassi la testa.
    A volte, certe cose, certi pensieri di ritorno, certi “ma se?” è meglio lasciarli andare. E invece ci restiamo aggrappati con le unghie e coi denti.

      1. Però quant’è bello quando è la vita di tutti i giorni la cosa più forte di tutte. Ci perderemmo molte meno cose se fossimo concentrati a vivere nel presente, piuttosto che nei rancori!

      2. sì, meno male che quando rischiamo di rimanere intrappolato in ciò che è stato tipo sabbie mobili, solitamente il caso ci viene in soccorso “prendendoci per i capelli” e sorprendendoci con un barlume di bellezza che non ci aspettavamo…

  3. A dir il vero le cicale ossessionano anche me, è un frinire continuo e sfibrante. 😦
    Quando il ruumore diventa così martellante mi trasferirei io nell’oceano. 🙂
    E nell’oceano le parole non hanno suono e i ricordi affogano e forse è meglio.
    un abbraccio
    Affy

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