Dieci luglio

Ci sono stagioni che t’intrappolano come operaia alla catena di montaggio della vita.

Forse bisogna davvero deporre ogni speranza, per permettere al caso di sorprenderti.

Stratificare giorni di occhi bassi, passati a deglutire l’acida saliva dell’umiliazione per non annegare. Provare vergogna al ricordo di chi in te aveva visto del buono. Chè se la professoressa Battaglini t’avesse incontrata ieri, schiacciata sotto il peso dell’urgenza di un quotidiano che si nutre di pragmatismo e disperazione, magari avrebbe provato un misto di pietà e senso di protezione, insopportabile, quando proviene da qualcuno del cui parere t’importa.

Poi un pomeriggio, senza ragione apparente,  il telefono decide di ricominciare a squillare.

Te lo sei meritato. Eppure non ci credi finchè non guardi quel foglio fitto fitto di appunti che annunciano giorni di pellegrinaggio ai santuari di nostra signora della burocrazia.

Intontita dalla gragnuola di calci di una stagione ancora non molto lontana, fatichi a gustare i primi istanti del nuovo corso.

Hai bisogno di tempo, hai avuto sempre bisogno di tempo, per assorbire il colpo, della felicità come del buio.

Ma non c’è fretta. L’ansia ha dichiarato uno sciopero di (almeno) 24 ore.

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9 pensieri su “Dieci luglio

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