La tristezza è un video anni Ottanta

Da giorni c’era in sottofondo qualcosa che non riuscivo ad afferrare del tutto. Qualcosa a cui non riuscivo a dare un nome, e che cominciava a essere seccante. Un po’ come portare le scarpe con il tacco per più di un’ora. Mi sentivo leggermente fuori posto e fuori fase, ma in modo diverso dal passato. Poi, da qualche parte ho letto una cosa, e m’è parso di aver trovato finalmente onesta di questa malinconia taciturna.

Tristezza e infelicità non sempre sono gemelle siamesi. A volte sono parenti, ma solo alla lontana.

Non m’è mai piaciuto farmi dettare il tempo da altri. Però a volte la concentrazione non è sufficiente a seguire il mio ritmo insonorizzando tutto il resto. E allora la determinazione è difficile da mettere insieme, come trovare un pacco di Fruit Joy quando sono ostaggio della sindrome premestruale.

Ma poi, neanche la concentrazione è sufficiente.

Solo la rassegnazione scioglie il sangue e prepara stelle buone.

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4 pensieri su “La tristezza è un video anni Ottanta

    1. sì, però a volte mi accorgo che l’ossessione di voler controllare tutto, di “essere sempre sul pezzo”, non mi porta granchè, se non una buona dose di frustrazione da disillusione. paradossalmente, svuotare il secchio delle aspettative, mi aiuta a prendere fiato, e accettare quel che di buono può arrivare, senza martoriarmi pensando a quello che invece manca.

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