Punk Ipa

Ogni volta che perdo un anello, so che sta per succedere qualcosa. È una specie di temporale estivo che avverto solo io. I tuoni cominciano a ribollire nella pancia, l’umore diventa nero liquirizia e gli ombrelloni dei finti sorrisi si chiudono a tempo di record.

“Ci vediamo una sera di queste?”.

“Perché no. Venerdì vado a sentire un gruppo che suona. Se vi va potete venire”.

Un lombrico si  convince di essere un leone quando vuole che due donne si contendano il suo squallore. Non avevi messo in conto l’abbandono di campo di una delle contendenti, però.

Mentre la musica mi ricorda chi sono, a ogni sorso di birra che bevo, rimpicciolisci un po’. Leone, maiale, topo, scarafaggio, fino a riprendere le tue dimensioni. Quelle di un lombrico.

Nel pubblico c’è un’altra ragazza sola. Per un attimo mi sento meno straniera nella mia umiliazione. Forse anche lei sta smaltendo il pentimento di chi, inciampando in un lombrico, con grazia gli concede di sopravvivere, anziché schiacciarlo.

Arriva un ragazzo carino, sembra un amico del gruppo. Me lo ritrovo seduto difronte, ma sono così arrabbiata che non riesco neanche a guardarlo. Ha qualcosa che mi attrae, nell’insieme, però mi perdo per strada tutti i dettagli, ora che il veleno ha saturato l’aria.

Stasera sono Cenerentola. Mi maledico nel momento stesso in cui esco dal locale. Più spietata di una donna respinta è solo quella che realizza di aver presentato Emidio Clementi a uno che legge Andrea De Carlo.

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