Anche Robert Smith è nato il 21 aprile

La mattina dopo il compleanno di Luca il lavello era sepolto sotto strati di stoviglie. Impossibile non notare la piramide di bicchieri in cui convivevano pacificamente gli acrilici anni Settanta e i caramellosi Cinquanta. C’era anche la mia coppia di bicchieri, parte del modesto patrimonio con cui è iniziata la mia vita in questa città.

Mentre ci facevo caso, sentivo lo stesso tepore che t’investe le sere di dicembre appena varchi la soglia di casa.

Ho sempre fatto fatica a (con)dividere con altri l’appartenenza a qualcosa. In genere quasi tutto quello che sento, per pudore, insicurezza, orgoglio o un misto delle tre cose, non trova il coraggio di varcare la soglia delle labbra e darsi in pasto al mondo. Forse sarà perché, di fatto, sono figlia unica. O forse, semplicemente, mi piace l’idea di poter dare a questo la colpa.

L’empatia è il motore e la condivisione la benzina. La paura di dover rinunciare ai propri confini equivale a ingrippare il motore ingozzandolo di zucchero.

Quest’affiatamento tra bicchieri, stavolta però non mi ha spaventata.

Sentirsi al sicuro pur non sapendo dove si sta andando è come bere una tazza di caffè turco.

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