Il punk con il girasole in mano

I giorni deragliano e le persone anche. Le coincidenze diventano maionese impazzita e io ho deciso di non prenderne più.

Al netto di tutto ciò a cui mi son ripromessa di non credere più, di quel che resta c’è qualcosa che merita di essere ascoltato?
Inciampare in te è diventato un rituale. Come addentare ciliegie appena rubate da un albero senza neanche lavarle.

Le cose che so di te sono tante (poche) quanti i centimetri di pelle che mi permetti di sbirciarti dalla divisa grigia d’ordinanza. A guardarti non si direbbe che è maggio, se non fosse per i tuoi ricci lussuriosi.
In orario o in ritardo che sia, finisco sempre per ritrovarmi davanti agli occhi qualche manifestazione di te. Quando porti a spasso il cane, mentre porti un regalo improvvis(at)oalla tua ragazza.

La poesia è involontaria. Pretendere di riuscire a morderla è follia. Il sano realismo suggerisce di accontentarsi d’inalarla, talvolta.

Sentirsi implacentata è questione di un attimo. Quello successivo sei già stata data in pasto alla fretta sgarbata del quotidiano.

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3 pensieri su “Il punk con il girasole in mano

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