Il Toro è una malattia recidiva

Camminare sotto una pioggia di cazzotti accennando un sorriso, e ritrovarsi a un concerto a snocciolare affinità e ossessioni con quello che fino a un’ora prima era un perfetto sconosciuto.

Hai lanciato il primo sasso nello stagno e ho fatto finta di ignorare la traiettoria perfetta che avevi disegnato. L’ennesima presa per il culo del caso, mi sono detta. Al secondo lancio ho pensato che fosse tutta questione di tecnica e allenamento, affinato in chissà quanti precedenti eterni ritorni.

Non avevo messo in conto di ritrovarmi faccia a faccia con il calco dei miei desideri più urgenti. E ovviamente, quando ne hai bisogno, le domande di riserva ti si seccano in bocca.

A furia di giochicchiare con la barba, ne hai fatto venire fuori due baffi. Non so se uno psicologo più titolato di me lo avrebbe letto come autoerotismo.

So che mentre parlavamo seduti su quel gradino, sembravamo un violinista e una sassofonista intenti a suonare l’uno lo strumento dell’altra, come se non avessero fatto altro tutta la vita.

Quel posto voleva riportarmi al paguro, e la tua birra a un gatto persiano. Invece mi sono fermata nella scena da fumetto che stavi disegnando (per me?).

Mentre un fan degli Afterhours sfiora il collo di un’estimatrice dei Massimo Volume, da qualche parte nel quartiere Coppedè, c’è un inizio di terremoto.

Annunci

2 pensieri su “Il Toro è una malattia recidiva

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...