Confido nella formattazione della memoria a breve termine

Salento in bus. È il nome di un’autolinea speciale attiva durante il periodo estivo. Un anno la usai con Carlo, per fargli assaporare gli scorci che preferivo della mia terra, chissà, forse nella speranza di punzonarli anche al suo cuore. In quel periodo la fermata del Sib traboccava di accenti, borse da mare, trolley e improbabili tenute di turisti nordici. Una schiuma densa di voci, attese, buoni propositi da vacanza. Negli anni successivi, tutte le volte che ho viaggiato con il Sib, mi ha colpita la squallida solitudine di quella fermata. Un’indolenza stagionata, praticamente immutabile e muta al tempo stesso.

Stasera questo grumo è talmente amplificato da risultare assordante, sarà che domani parto. Mi arrendo a un settembre tanto amorfo quanto minaccioso. Un tempo questa terra mi toglieva l’aria, ora il fatto che sia una sorta di cartina tascabile la rende rassicurante e accogliente, quasi come un abbraccio materno. Spremere il tubetto nero della fantasia fino a indolenzirsi i polpastrelli è un vizio mortale. Martoriarsi i pensieri fino a farne maschere mostruose dovrebbe essere annoverata tra le perversioni.

Beati quelli per cui il DOC è solo il biglietto da visita del prossimo piacere che busserà alle loro papille gustative.

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