Cercando l’illuminazione nelle canzoni di Clementi e Sinigallia

Voi che conoscete tutte le risposte, perfino quelle relative a domande ignote ai diretti interessati, vi siete guadagnati per intero la mia ammirazione. Coerentemente con la confusione che mi caratterizza, però, scolora spesso in invidia mista a impotenza da incomprensione.

Vivere in un costante processo di osservazione di sé stessa, stile bestia allo zoo, equivale alla condanna a produrre infiniti cerchi concentrici. Realtà e insinuazione della stessa diventano un groviglio inestricabile.

Leggere la felicità negli occhi spiritati della foto di qualche ora fa, mentre adesso lo sguardo è reso vuoto dal terrore. Odiare ciò che non si riesce a controllare, compresa l’indecifrabile volubilità delle cose.

Ma perfino nel vortice, le bollette ti vengono a cercare. A fare loro da spalla, il tubetto di dentifricio ormai vuoto, e la pila di panni da lavare. Del tutto simile alla mole di problemi che ti aspettano in camera.

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