Ziggy Stardust’s daughter

Un anno fa moriva David Bowie. Ricordo lo sconcerto, il dolore sordo e il senso di vuoto.

Non ho mai visto un suo concerto, e questo resterà sempre nelle mia personale lista di rimpianti. Un post-it di colore verde acido appuntato su quelle idee inconsistenti frutto di un’irreale fiducia di miglioramento. L’illusione di cambiare senza alcuno sforzo andrebbe punita con l’ergastolo.

Quando viene meno il creatore di qualcosa in cui ti identifichi è come perdere di nuovo la verginità. La fine dell’innocenza che ne consegue è analoga, ma mentre dopo aver fatto l’amore la prima volta senti che quello che hai vissuto vale il prezzo di ciò a cui hai rinunciato, la morte di quello che per te era un simbolo ti rende semplicemente più cinica e disillusa. All’improvviso realizzi quanto sia fragile e precario ciò che ami.

Dodici mesi dopo quel lunedì mattina di gennaio sono forse un po’ più adulta, ma mi sento un palloncino in balia del vento. Come si fa a sapere di essere pronti a lasciar andare il filo, e assumersi la responsabilità della leggerezza?

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