34, e sentirli tutti, a ritroso, fino al primo

Un altro compleanno è arrivato, e, se è vero che le mie mani non riescono a contenere conquiste e scoperte degli ultimi 12 mesi, ora che capisco la lingua dei miei fantasmi capita che mi senta completamente disarmata e sopraffatta davanti a loro.

Ho imparato a disinnescare alcune nevrosi, ho accettato il mio essere imperfetta e bisognosa di aiuto, ho realizzato che rischio di ripercorrere passi sbagliati altrui, eppure la tana dei rimpianti sembra sempre più un pozzo di San Patrizio. Come le buche scavate in spiaggia, che a un certo punto crollavano su sè stesse solo per rivelare ulteriori profondità. Cerchi concentrici del pensiero tossico.

Non mi rasssegno all’insoddisfacenza dei miei giorni. Sembra un controsenso, chè ho appena detto di aver guadagnato tanto nell’ultimo anno. Eppure, è stato l’inizio a fregarmi. È sempre così, quando ti ritrovi non posizionata ai blocchi di partenza come gli altri, ma dieci passi indietro, e gravata da una zavorra di cinque chili legata al piede.

Potrei riparare anche questo difetto, ma corro il rischio che qualcos’altro, per contrappeso, si guasti.

Sono in grado di accettarlo? Riesco a godermi il cammino a dispetto di questo, o addirittura farne il mio punto di forza?

Stanca di chiedermelo, vorrei potermi stupire con i fatti.

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