Come spiegarti la differenza tra matto e mazzo

Marzo non mi vuole bene, così ho dovuto far decantare la disillusione, prima di ripercorrerne scanalature e spigoli con la punta delle dita.  Solo ora il dolore ha lasciato il posto a una semplice pressione tattile.

Ho gustato per settimane, solo con la forza dell’immaginazione, il sapore del tuo naso, schivo anche se a patata. Ho fantasticato di asciugamani immersi nell’erba come dita tra capelli. Ho calcolato mentalmente costi e durata di qualunque volo potesse metterci in contatto.

Ho masturbato il desiderio in ogni modo possibile, eppure ora la mia libido è impacchettata e surgelata come pane in esubero.

Un’anima asessuata, humor senza terza dimensione, gelato d’aria. Ti ho camminato accanto, ma non hai cercato di trattenermi, né di sincronizzare i nostri passi. Mi hai baciata sul collo come fossi un tuo compagno di bevute, ed è stato come perdere la verginità per uno stupro.

Ti ho parlato del mio problema: eri tu, ma il sospetto non ti ha nemmeno sfiorato. Mentre imbastivi i tuoi consigli di buon senso, il muffin che mangiavo rivelava il suo cuore guasto, fatto di uova marce.

A guardarti da qui, hai perso consistenza. Di contro, la caduta a cui mi hai precipitata mi ha fatto percepire, di colpo, tutta la mia massa.

Ancora intontita, devo trovare il mio peso specifico.

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