La miglior vendetta è un muro di gomma

Vorrei rimpiangere tempi non molto lontani, quando, dopo che qualcuno mi feriva e deludeva, a consolarmi c’erano gli scenari immaginari in cui ricambiavo il favore sotto forma di cocente umiliazione. Una sorta di Nutella ipocalorica che spesso però mi ha portata sulla soglia dello shock anafilattico.

Fantasticare la rivincita esteriore oggi è diventato un dolce vegano. Inutile e insapore, insomma, qualcosa a cui poter rinunciare senza troppo sforzo, sebbene ancora non sia in grado di apprezzare appieno il gusto di ciò che lo ha sostituito.

Tirare le somme, redigere consuntivi, correggere gli errori di valutazione. Niente (più) esami di coscienza assistiti, bandite le dichiarazioni d’intenti provviste di testimoni. Mi son chiesta se scriverne non rappresenti già una contraddizione in termini, ma credo di potermi rassicurare.

Queste righe sono per ricordarmi che l’unica risposta a uno schiaffo inaspettato e sonoro è lo scatto di autostima e noncuranza che devo a me stessa. E per regalarmelo ci vuole pazienza.

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